Un Giorno a Decimoputzu Domenica 7 ottobre 2007
Per vedere la festa lungo un percorso del centro storico del paese il più antico della Sardegna
Per gustare i prodotti tipici locali
Per ammirare le cortes campidanesi con i portoni in legno e gli archi in trachite e gli attrezzi dell’antica civiltà contadina in un museo a cielo aperto
Per acquistare i prodotti locali freschi e genuini, il pane, i dolci, i sottoli, le uova,le carni e i formaggi a prezzi promozionali
Per visitare con le nostre guide i monumenti di S. Giorgio ( XI sec. ), Nostra Signora delle Grazie ( XVI sec. ) e San Basilio ( XVI )
Per conoscere gente cortese e ospitale
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Il Comune di Decimoputzu dista da Cagliari 25 Km e si raggiunge facilmente percorrendo la S.S. 130, svoltando poi nel bivio Villaspeciosa Decimoputzu.
Il paese è situato al centro del Campidano di Cagliari, è circondato da una fertile campagna ed è abitato da gente discreta ed ospitale dedita prevalentemente all'attività agricola. Gli agricoltori, infatti, seguono una antica tradizione tramandata da padre in figlio e coltivano prodotti di eccellente qualità, in grado di soddisfare la Sardegna intera ma anche grandi mercati dell'Italia e di altri Paesi europei. Non c'è quindi da meravigliarsi se questa attività agricola è il collante di una intera comunità; un lavoro svolto con passione, sacrificio e dedizione, nel rispetto di una cultura millenaria. Queste peculiarità hanno costruito una vera identità, basata sulla comunicazione tra la comunità e il territorio, tali da considerare l'attività agricola non un impiego come tanti ma un vero e proprio patrimonio storico e culturale. Gli agricoltori di Decimoputzu sanno di svolgere, come i loro genitori e i loro nonni, un lavoro importante per la società: trasformare dal nulla i prodotti essenziali per l'alimentazione giornaliera, con umiltà e dedizione al lavoro.
Storia ed archeologia a Decimoputzu
Il Comune di Decimoputzu è frequentato dal Neolitico fino ai nostri giorni. La famosa Dea madre, conservata nel Museo Archeologico di Cagliari, risale alla cultura Bonighinu. Le numerose stazioni individuate (alcune ancor oggi oggetto di scavi archeologici e di studi) hanno restituito reperti di grande importanza appartenenti alla cultura di Ozieri, Monte Claro e Bonnannaro.
Il menhir perdasì, in località sa perda lada, svetta nella sua forma antropomorfa ad ogiva. Secondo alcuni studi faceva parte di un circolo megalitico per la presenza, ad alcune decine di metri di distanza, di 4 menhir aniconici coricati. Fra i numerosi nuraghi rivestono molta importanza il nuraghe Monte Idda, nel cui ripostiglio vennero ritrovati circa 200 pezzi risalenti all'età del ferro, una parte dei quali si trova conservata nel Museo Archeologico di Cagliari.
Il nuraghe Casteddu de Fanaris potrebbe essere inserito tra i più grandi complessi archeologici della Sardegna con mastio: 7 o 8 torri di raccordo e un possente antemurale turrito, come risulta in una tesi di laurea dedicata all'intero complesso. Non mancano le presenze puniche e romane (iscrizioni, capitelli e mosaici), vandaliche (tomba a camera), bizantine (monete) e paleocristiane (fonte battesimale, impianto chiesa di S. Giorgio, capitelli e pilastrini modanati).
Proprio nella chiesa romanica di S. Giorgio è possibile leggere le strutture murarie del VI° secolo e i rifacimenti vittorini dell' XI° secolo. Si conserva inoltre un retablo del Cinquecento, a doppio trittico, polvaroli e predella, di gusto popolaresco, ma anche cifre stilistiche del gotico internazionale. Un gioiello di architettura gotica di ispirazione catalana è la chiesa parrocchiale a navata unica con cappelle laterali, alcune delle quali voltate a crociera e costolanate con gemme pendule modanate.
All'esterno, nel fianco meridionale, sono presenti dei reperti di varie epoche tra i quali: iscrizione del 1257, pilastrino bizantino, archetti romanici e grafici di orme di un pellegrinaggio medioevale. Conserva un fascino tutto particolare la chiesa campestre di San Basilio, riedificata nel 1642 sul precedente impianto medioevale.
Nonostante i restauri degli ultimi decenni abbiano cancellate le strutture che vi si addossavano (cumbessias), l'interno della chiesa a croce commissa conserva degli arredi molto interessanti, tra cui una pala d'altare e un seicentesco fonte battesimale ottagonale, scolpito in tutti i lati secondo il gusto anticlassico dei picapedrers (scalpellini) locali. |